Margine di Contribuzione e utile aziendale: differenze

Il Margine di Contribuzione (o MDC) è la percentuale tra il ricavato ed il costo nella vendita di un determinato articolo (o servizio, o lavorazione). Questa percentuale è data dal rapporto tra la differenza tra ricavo e costo diviso il costo stesso. Per fare un esempio semplice: se vendiamo un articolo, che ci costa 1.000 euro, a 1.200 euro, il rapporto tra 200 (1.200 – 1.000) e 1.000 ci darà un MDC del 20%.

Questo, spesso ed impropriamente, viene definito "utile aziendale", ma non è corretto. Lo sarebbe se l'azienda non avesse spese generali da sostenere: in tal caso il margine di contribuzione e l'utile aziendale coinciderebbero in pieno.

Ma le spese generali esistono e sono quelle che determinano la variabilità dell'utile.

Le spese generali, pressoché note anche se variabili di anno in anno, costituiscono quei costi che l'azienda deve necessariamente sostenere per la propria sussitenza e presenza sul mercato. Sono dovute a costi per locazioni, personale amministrativo, utenze, tenute di libri contabili, etc. e non sono specificatamente riferite alle vendite vere e proprie o al core business aziendale. Ma incidono, naturalmente - e pesantemente -, con quest'ultimo.

Nel momento in cui tutti i Margini di Contribuzione (si definisce proprio con questo termine in quanto è la quota parte di ricavo che "contribuisce" al pagamento delle spese generali) avranno equiparato, in valore economico, le spese generali allora, anche se non del tutto ancora correttamente, potremo dire che l'MDC si trasforma in utile aziendale.

Sostanzialmente l'utile d'azienda è quella parte di MDC (o anche tutto) che, avendo già virtualmente "quietanzato" le spese generali diventa interamente fruibile dall'azienda, o dai soci della stessa, come surplus di ricavo.

Fino al momento in cui non si è ancora avuto il punto di pareggio delle spese generali (o break even point) non si potrà parlare di utile aziendale, ma soltanto di margine di contribuzione.

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